PRESENTAZIONE DELL’ESPERIENZA
La recente conclusione del restauro degli altari e dei corredi storico-artistici, del riallestimento espositivo e del percorso didattico multimediale della chiesa di San Francesco Borgia, su progetto del Polo regionale di Catania per i siti culturali parchi archeologici di Catania e della Valle dell’Aci, finanziato nel 2018 nell’ambito del Programma Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (PO FESR) 2014-2020, costituisce l’ultima tappa di un percorso di ricomposizione culturale iniziato nel 1995 con l’acquisizione del complesso gesuitico catanese al demanio della Regione Siciliana per destinare il collegio a sede della Biblioteca Regionale Universitaria di Catania, mantenendo gli usi cultuali alla chiesa che dal 2002 è stata utilizzata anche per pubbliche finalità culturali.
Nello stesso anno 2002 chiesa e collegio sono stati inclusi tra i dodici siti con cui Catania è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO con altre sette città del Val di Noto pure esemplificative della ricostruzione tardo barocca post terremoto del 1693.
A seguito di una complessa vicenda di furti, dispersioni, ricerche e ritrovamenti di una parte consistente del patrimonio storico artistico della chiesa, sono stati avviati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania, con la collaborazione del Nucleo di Tutela del Patrimonio culturale dell’Arma dei Carabinieri di Palermo e della sezione di Siracusa i recuperi nel 2003 di quattro pale d’altare e due dipinti impropriamente dislocati in altre sedi religiose e nel 2004 di un frammento con putti alati della pala dell’altare maggiore con San Francesco Borgia del pittore Filippo Tancredi, mentre il ritrovamento nel 2011 del San Calcedonio martire del sesto decennio del XVIII secolo, rubato dalla sagrestia nel 1999, si deve al nucleo di Torino che l’ha restituito nel 2013.
Il ritrovamento nel 2012 di 32 preziosi esemplari di suppellettili sacre d’oro e d’argento, costituenti parte del corredo liturgico della chiesa di San Francesco Borgia, nella sede della Biblioteca regionale delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) siciliane, tra cui alcune importanti testimonianze preterremoto del 1693 provenienti dalla chiesa dell’Ascensione, prima sede gesuitica catanese dal 1556, quali la preziosissima Pace in rame di ambito francese della metà del XVI secolo con la deposizione dipinta a smalto, e l’ostensorio a sole con lunetta del 1691, si deve a una capillare ricerca presso l’archivio dell’Educandato Regina Elena di Catania l’individuazione dei verbali di consegna alla Banca Nazionale del Lavoro nel 1969 e di ritiro nel 1997, di nove «oggetti sacri facenti parte della dotazione della chiesa di S. Francesco Borgia» e di loro contestuale deposito «presso l’Educandato Regina Elena […] per essere custoditi a cura dello stesso». Mentre tra i dipinti appesi alle pareti furono individuati un Ritratto di Canonico identificato con quello del Venerabile Bernardo Colnago presente nella chiesa fino al 1969 e un Ritratto di nobiluomo del 1752 del pittore palermitano Raffaele Visalli, raffigurante un personaggio verosimilmente appartenente alla Congregazione dei Nobili che aveva sede nel collegio. In ragione dell’urgenza motivata dalla mancanza delle condizioni minime di sicurezza e del rapporto pertinenziale dei beni rinvenuti con chiesa e collegio, fu disposta la loro custodia coattiva presso la Soprintendenza, contro la quale l’IPAB avviò un contenzioso al TAR di Catania decaduto nel giugno 2016.
Con il successivo decreto d’interversione nel possesso delle opere di argenteria sacra e dei due dipinti in favore del demanio regionale e contestuale assegnazione al Museo regionale interdisciplinare di Catania, consegnatario dei corredi storico artistici della chiesa di San Francesco Borgia.
Ai recuperi presso la Biblioteca delle IPAB sono seguite la riconsegna della teca con reliquia del “dente di Sant’Ignazio” dalla Chiesa Madre di Aci Sant’Antonio e quella dei parati sacri dei secoli XVIII e XIX dal Monastero di San Benedetto di Catania che li aveva ricevuti in custodia e a sua volta dati in deposito per oltre tre lustri al Museo Diocesano.
Il Polo museale, con la mostra I Tesori ritrovati. Corredi liturgici e dipinti della chiesa di San Francesco Borgia del demanio regionale inaugurata il 22 dicembre 2018, li ha restituiti alla pubblica fruizione tanto in ragione del rapporto pertinenziale quanto per indicarne la originaria funzione liturgica.
Fondamentale si è rivelata l’indagine presso gli archivi storici pubblici e religiosi, con trascrizione integrale dei documenti rinvenuti, che ha fornito una messe di notizie di prima mano sulle committenze gesuitiche catanesi riportate nei saggi e nelle schede del catalogo a corredo della mostra. All’opera certosina di restituzione di una importante parte dell’inestimabile patrimonio storico-artistico appartenuto alla chiesa, si è affiancata l’attività di tutela e conservazione con gli interventi di restauro nel 2011-2012 degli affreschi della cupola e dei pennacchi, firmati e datati 1760 da Olivio Sozzi, con Il trionfo di Sant’Ignazio di Loyola e della Compagnia di Gesù e le allegorie de Le quattro parti del mondo evangelizzate e nel 2016 del settecentesco pulpito ligneo.
la mostra
Il nuovo allestimento permanente dei corredi e dei paramenti liturgici ritrovati dei Gesuiti del collegio catanese si svolge lungo le navate della chiesa in un percorso che accompagna il fruitore in un viaggio temporale e spirituale: il loro uso durante le celebrazioni quotidiane rendeva la liturgia ricca di bagliori e ne amplificava la magnificenza.
Distribuiti in due vetrine risplendono i calici, le pissidi, gli ostensori, i fermagli di piviale: nella prima sono esposte le testimonianze cinque e secentesche, come la Pace in smalto limosino, rarità nell’ambito catanese devastato dal terremoto del 1693, nella seconda campeggia la produzione settecentesca più articolata e monumentale, già volta ad un gusto Rococò.
Altre due vetrine espongono i ricchi paramenti sei e settecenteschi, dai veli di calice alla coperta di tabernacolo, al completo per messa solenne ricamato in oro secondo modelli comuni anche a Palermo e di cui si offre la ricostruzione virtuale del piviale ormai perduto, all’ombrellino processionale e ai veli omerali, tutti di eccelsa produzione sartoriale.
I furti che negli anni hanno depauperato la chiesa di argenti e suppellettili ci privano purtroppo della visione globale di splendore per la quale i Padri si erano avvalsi delle migliori maestranze.
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